fbpx

La Romagna

Romagna, Ravenna

La Romagna, metà di una regione enorme italiana.

La Romagna, un luogo che finché non ci vai non capisci quanto strano e completamente antilogico sia ma anche quando farai solo visita in questo luogo non riuscirai a comprenderlo del tutto.

Io sono in parte romagnola e in questa parte d’Italia ho passato la maggior parte delle mie estati, dei miei natali, pasque e feste varie. L’ho amata da piccola, l’ho odiata da adolescente e l’ho evitata nei primi anni da adulta. Perché?

Perché è un mondo antilogico e il popolo romagnolo è tanto simpatico e chiacchierone quanto chiuso e orso, è un’esagerazione continua, un popolo di attori, persone con spesso un gusto discutibile nel vestiario, poveri e ricchi, contadini e cittadini, individui che ti fanno arrabbiare come neanche tua sorella nelle cene in famiglia ma che nonostante tutto questo sono coloro che ti entrano nel cuore più di ogni altra cosa.

Testardi come caproni ma con un cuore grande perché una volta che si affezionano a te non riesci più a liberartene e non vorresti neanche mai farlo.

Dopo anni sono tornata a Ravenna, a casa dei miei nonni ormai scomparsi da tempo, in una via chiusa a due passi dalla Rocca Brancaleone e il centro. L’ultima volta che ci sono stata era per il mio tirocinio universitario e ci sono dovuta restare per 3 mesi, i 3 mesi più caldi, appiccicosi, solitari, formativi e strani della mia vita.

Per spiegarvi un po’ di cose dei romagnoli, in particolare dei ravennati vi racconto due piccoli episodi:

a due passi contati dalla mia via c’è un biciclettaio con più di un centinaio di bici parcheggiate fuori e dentro l’officina, non è mai cambiato fin da quando sono piccola, quella piccola bottega è sempre rimasta uguale compreso il numero di mezzi a due ruote esposti.

Entro e gentilmente chiedo gli orari di apertura e chiusura la risposta è “apro quando apro e chiudo quando chiudo!” tra me e me penso che sia molto interessante come filosofia ma poco vincente in campo commerciale, proseguo raccontando di possedere nel garage diverse bici che avrebbero bisogno del suo intervento proponendo una sorta di abbonamento ogni 2 settimane gliene avrei portata una e lui mi avrebbe detto cosa avrebbe dovuto fare e il costo, ma anche questa volta la sua riposta mi lascia sorpresa “no guarda, ne ho già tante di biciclette non me ne faccio nulla delle tue”, cerco allora di spiegargli che abitando a due passi non le lascerei abbandonate lì e non avrei intenzione di vendergliene ma lui prosegue “no guarda lascia stare, sono a posto”… esco chiedendomi in che lingua io abbia mai parlato ma decido di lasciare perdere e andare a fare la spesa al discount al di là della strada.

E proprio in questo secondo luogo che ha inizio un altro episodio:

Mi reco nel supermercato dove sono sempre andata fin da piccola, dove acquistavo la spesa da ormai un mese, giro tra gli scaffali e piano piano riempio il cestino di plastica con birra, cous cous, frutta, verdura, shampoo, ecc. arrivo alla cassa miracolosamente libera e carico tutti i miei acquisti sul nastro trasportatore, saluto gentilmente la cassiera che inizia a chiacchierare amichevolmente raccontandomi da quanto tempo lavora, come si trova ecc. fin quando esordisce con “tu non sei italiana vero?” e io un po’ intimidita dico “veramente sono di Udine” cala il silenzio per un minuto, nel mio cervello crescono sempre di più dubbi su me stessa, cosa dovrei dire per riempire quel vuoto sospeso tra un bip e l’altro della cassa quando lei alza lo sguardo e mi fa “ah giusto! ma non siete in Europa da tanto no?” il gelo dell’aria condizionata mi entra nel sangue e rispondo sorridendo “ma più o meno come voi” ridacchio sperando che la battuta venga colta e niente come nella box lei mi risponde con un pugno dritto in faccia “beh si sai com’è noi siamo lenti! Hai la carta punti?” tiro fuori la carta punti in silenzio, metto via le mie cose più velocemente che posso e esco pensando “ma cosa avrà mai voluto comunicarmi?”

Ecco vedete, i romagnoli non sono persone cattive, non sono egoisti, sono buoni e simpatici ma ogni tanto bisogna lasciare perdere e fare finta di niente perché sono convinta che anche tra di loro molte volte non si comprendano.

Quei tre mesi mi hanno insegnato a non cercare per forza di capire, di lasciare perdere il motivo per cui continuino a pensare che io parli sia tedesco che sloveno, di comprendere perché invece di farmi prendere un regionale vogliano a tutti i costi che io prenda un öbb, ma soprattutto perché il loro cibo sembra creato dagli dei?!